OLTRE LE PAROLE
maurizio fanni
maurizio fanni

LE MIE PRIORITÀ

 

-          Incremento dei finanziamenti per le associazioni culturali

 

-          Sviluppo della cooperazione internazionale

 

-          Sostegno ai fondi di istituto delle scuole pubbliche

 

 

La cultura ci spinge a creare i nostri punti di riferimento, alimenta il bisogno di individuare la nostra stella polare. Uno Stato, una Regione senza cultura annienta il futuro nostro e dei nostri figli.

Per questo motivo, dopo decenni di ricerca scientifica, in questi ultimi anni ho lavorato in silenzio e con passione a favore di una didattica creativa per i giovanissimi, i più piccoli, sposando la frase di Munari: "un bambino creativo è un bambino felice".

 

Per questo motivo, lotterò per aumentare il budget a favore della cultura. Solo arrivando almeno a un 2% del bilancio totale, ci avviciniamo agli altri paesi evoluti. Perché si, è di questo che stiamo parlando. Evoluzione.

 

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LA POLITICA NON E' UN MESTIERE.


TORNARE AD UN IMPEGNO AUTENTICO: il bisogno di rinnovamento della classe politica non nasce solo dall’insoddisfazione per la particolare gravità della crisi italiana. Esso viene dalla constatazione che occorre selezionare un gruppo dirigente orientato al bene comune con una visione di lungo periodo, prevalente rispetto agli interessi di parte.

Chi della politica ha fatto un mestiere dal quale dipendono la sua vita ed il suo benessere avrà sempre una priorità assoluta: essere rieletto o ascendere ad un gradino più elevato della lunga gerarchia che le nostre istituzioni offrono. In mancanza di rielezione l’obiettivo diviene una appropriata sistemazione: in ogni caso un vitalizio che contribuisce ad accrescere i costi della politica.

  




Faccio presente che il Movimento 5 stelle non ha intenzione di effettuare politiche regionali a favore della cultura, in nessun ambito. Certo, sono convinto che le modalità di contribuzione pubblica attuate fin'ora sono state spesso clientelari; sono altrettanto certo che un puro assistenzialismo alle realtà culturali non garantisce risultati di qualità. Ma è altresì vero che la cultura è una proteina pubblica fondamentale, capace di offrire strumenti di lettura critica della contemporaneità. Solo con gli strumenti della cultura, dell'arte, del cinema, del teatro, della letteratura, il mondo ha la capacità di progredire, migliorare se stesso. Senza questi strumenti viviamo in balia degli eventi.  

 

 

GLI ERRORI DI POLITICA ECONOMICA


Sembra che ci si sia dimenticati che a livello macroeconomico deve auspicarsi un equilibrio tra le scelte ex ante delle famiglie e quelle delle imprese; e che comunque è assai pericoloso disallineare forzatamente queste scelte, così come si è fatto di recente. La perdita imprevista di potere d’acquisto  delle famiglie ha gettato nel caos la vita economica del Paese, con la formazione di scorte non vendute, chiusure e fallimenti delle imprese appartenenti al mondo delle PMI. La nostra regione ne è stata colpita per le sue caratteristiche di rappresentare sul piano dell’organizzazione produttiva  un importante nucleo di PMI anche riunite in forma di distretto.

Al disallineamento tra potere d’acquisto delle famiglie ed esigenza di vendere delle imprese si è accompagnata l’adozione di una politica “permissiva” a favore delle banche che - così protette - hanno rarefatto la concessione di prestiti alle imprese. Si è dimenticato che il credito è indispensabile per attivare la produzione e generare lo sviluppo in quanto specialmente quello a lungo termine offre l’opportunità all’impresa di introdurre le innovazioni e superare modelli di produzione e marketing d’impresa meramente commerciali. Si dimostra che la concessione alle imprese del credito a lungo termine per la produzione di beni a fecondità ripetuta attiva un volano che innalza la liquidità delle famiglie i cui membri siano coinvolti nei processi produttivi posti in essere, facendo lievitare le remunerazioni ed il numero degli addetti per effetto di  quei programmi d’investimenti e produzione vasti e pluriennali con un conseguente effetto sulla domanda di beni di consumo finali e rendendo possibile  il risparmio delle famiglie, con benefici per l’intero sistema economico.

 

La carenza di prestiti ha poi impedito che il raggio d’azione delle imprese potesse allargarsi a livello internazionale, come deve accadere per un sistema economico aperto.

L’atteggiamento attuale di separazione forzata tra banche e imprese è da condannare con forza anche per il fatto che le banche che sono state ampiamente coperte con innesti di risorse europee e statali (allo scopo dichiarato di salvaguardare il loro patrimoni di vigilanza  dagli errori d’investimento mobiliare compiuti, nel periodo della crisi più intensa in occasione di operazioni su mercati globali condotte con cartolarizzazioni e derivati), operano ormai abitualmente come merchant bank mentre dovrebbero adempiere al ruolo – nel frangente attuale – di banche del territorio, vicine al mondo delle imprese.

 

In tale contesto la politica di austerità è divenuta un ostacolo alla ripresa dell’economia ed alle ipotesi di sviluppo. La riduzione del Pil rispetto a quello del 2007 (si prevede che ritorni ai livelli  del 2007 solo nel 2016) è provocata anche dalle azioni di austerità lineare e controproducente volute dal governo Monti. Inoltre non ci si spiega come mai non abbia interessato le scelte di questo governo la gerarchia interna del Pil (cioè come questo sia suddiviso nei vari anni in utili, interessi, retribuzioni ed imposte). L’insensibilità sociale è stata sicuramente una costante della strategia del governo Monti, acuita dalla falcidia dellerisorsedeglientilocalibloccandogli investimentiche,dasempre,per la nostra Regione sono stati per la maggior parte promossia livello locale. Ciò è testimoniato anche daltagliodelwelfare inerente legrandiretinazionali(scuola, sanità,pensioni),iservizilocali,determinandoperquestaviaunaulterioredifficoltàallacrescita. Varicordato chla spesa sociale e pelpubblica amministraziondenostro Paese è già aldi sotto della media dell’Unione Europea.

 

Tuttciò ha compromesso e compromettil redditdisponibile peR le famiglie delle nostre città e province, come evidenzia l’attuale riduziondei consumialtro acceleratordellcrisi per le piccole imprese, gli artigiani, e non pochi studi professionali.

 

 

L’affidamento alla spontaneità dei mercati costituisce una contraddizione sul piano scientifico. Occorrerebbe invitare il governo dei tecnici a rileggere i testi degli economisti della scuola neoclassica cui si rifanno i fautori dell’economia mercato e non di rado desiderano l’avvento di una società di mercato.

 

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